Paolo nelle Lettere e Paolo negli Atti. Identità narrativa e continuità del profilo affettivo
Articolo

Il presente contributo si articola a partire dall’interrogativo sulla distanza che appare tra la figura del ‘Paolo delle Lettere’ e quella del ‘Paolo degli Atti’, e porta a riflettere e a scoprire criteri tipicamente neotestamentari, e in particolare lucani, di attestazione della verità che non si pongono anzitutto sul piano dottrinale o storico ma su quello della continuità affettiva. Don Giuseppe Villa, prete della diocesi di Milano operante nella comunità pastorale di Treviglio, mostra che il meccanismo della veridizione nell’opera lucana agisce principalmente attraverso i personaggi che costituiscono un vero percorso teologico e affettivo attraverso cui il lettore è guidato a riconoscere la verità del Vangelo. Lo studio mostra come la grammatica degli affetti sia profondamente affine in Atti e nelle Lettere, tanto da poter affermare che «la continuità affettiva tra i due profili paolini è dunque il luogo in cui la verità del Vangelo diventa riconoscibile. Il Paolo delle Lettere e il Paolo degli Atti condividono la stessa grammatica affettiva: la consolazione, la misericordia, la cura, la vulnerabilità, la gioia. Sono affezioni che non descrivono uno stato d’animo, ma la forma teologica della vita cristiana».

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