Interlocutori creativi della Parola. La riabilitazione delle Scritture sacre come lingua materna - PierAngelo Sequeri - Vita e Pensiero - Articolo Rivista del Clero Vita e Pensiero

Interlocutori creativi della Parola. La riabilitazione delle Scritture sacre come lingua materna

digital Interlocutori creativi della Parola.
La riabilitazione delle Scritture sacre come lingua materna
Articolo
rivista LA RIVISTA DEL CLERO ITALIANO
fascicolo LA RIVISTA DEL CLERO ITALIANO - 2022 - 1
titolo Interlocutori creativi della Parola. La riabilitazione delle Scritture sacre come lingua materna
Autore
Editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 01-2022
issn 0042-7586 (stampa) | 2785-0846 (digitale)
€ 3,60

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L’intervento del noto teologo mons. PierAngelo Sequeri tenuto al Convegno del clero bresciano nel settembre scorso prende avvio dalla constatazione che, a distanza di decenni dalla riproposta centralità delle Scritture sacre nella vita della Chiesa, la Bibbia non rappresenta ancora la ‘lingua materna’ del cristianesimo corrente. Tale ‘lingua’, nell’esperienza umana, è quella che introduce nell’universalità del linguaggio, permette l’orientamento del senso, è base  dell’apprendimento di ogni altra lingua. In modo analogo la lingua biblica costituisce per la vita di fede il presupposto per discernere la parola di Dio nelle sue multiformi manifestazioni: «La Parola di Dio non si risolve nel testo biblico: ma senza il testo biblico si dissolve», afferma Sequeri. La riflessione si dispiega quindi proponendo un brillante saggio sul linguaggio materno biblico, analizzando le parabole di Gesù quale nucleo imprescindibile per la sua istituzione  e presentando la sua attitudine a divenire ‘canone’ pastorale per il discernimento delle ambiguità del religioso nella storia. Non andrebbe allora restituito «al corpo scritturale della Parola dignità di venerazione e incanto di lettura?  Nella nostra pratica corrente, la devozione per il corpo scritturale della Parola ha quasi abolito la sua differenza simbolica rispetto alle nostre parole e ai nostri scritti».