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EDITORIALE: L’apostolo e le sue comunità

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EDITORIALE: L’apostolo e le sue comunità
Articolo
rivista LA RIVISTA DEL CLERO ITALIANO
fascicolo LA RIVISTA DEL CLERO ITALIANO - 2010 - 2
titolo EDITORIALE: L’apostolo e le sue comunità
Editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 02-2010
issn 0042-7586 (stampa) | 2785-0846 (digitale)
Promozione valida fino al 02/12/2023
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Leggendo la prima lettera ai Tessalonicesi, stupisce il rapporto che lega l’apostolo alla comunità e la comunità all’apostolo: un rapporto molto umano. Paolo è capace di sentimenti veri e profondi: l’amicizia, l’affetto, la tenerezza, la nostalgia, l’ansia e la preoccupazione. La comunità di Tessalonica è la sua famiglia. Penso che ci bastino alcune rapide osservazioni: «Quanto a noi, fratelli, per poco tempo privati della vostra presenza di persona ma non con il cuore, speravamo ardentemente, con vivo desiderio, di rivedere il vostro volto» (2,17); «Siete voi la nostra gloria e la nostra gioia» (2,20). Paolo è arrivato a Tessalonica dopo gli oltraggi subiti a Filippi: 2,1 (At 16-17). Preoccupato per i Tessalonicesi, non potendo recarvisi di persona, ha inviato Timoteo, anche a costo di restare solo (3,1). Timoteo è ritornato portando buone notizie (3,6): «Ma ora che Timoteo è tornato, ci ha portato buone notizie delle vostra fede, della vostra carità e del ricordo sempre vivo che conservate di noi, desiderosi di vederci, come noi lo siamo di vedere voi». Paolo ricorre per esprimere i suoi sentimenti a due paragoni umanissimi: come una madre e come un padre. Non come una madre in quanto genera i figli, ma in quanto li nutre e veglia su di loro: un amore che è insieme cura e tenerezza, pazienza, come soltanto una madre ha per i suoi figli piccoli (2,7-8). E poi l’amore di un padre che – anche quando i figli sono grandi – li incontra uno ad uno, incoraggiandoli, esortandoli e scongiurandoli a comportarsi bene (2,11-12).