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Più collegialità: senso e portata di una richiesta

digital Più collegialità: senso e portata di una richiesta
Articolo
rivista LA RIVISTA DEL CLERO ITALIANO
fascicolo LA RIVISTA DEL CLERO ITALIANO - 2014 - 3
titolo Più collegialità: senso e portata di una richiesta
autore
editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 04-2014
issn 666666RIVISTACLERO (stampa)
€ 3,60

Ebook in formato Pdf leggibile su questi device:

Nel recente passaggio di pontificato, si è levata insistente la richiesta
di una maggiore collegialità nel governo della Chiesa, istanza che, pur
sancita dottrinalmente da Lumen Gentium, ha conosciuto una debole
recezione nel post-concilio. Il contributo di don Dario Vitali, docente
di Ecclesiologia presso la Pontifi cia Università Gregoriana, si propone
di analizzare la questione, provando a rivedere senza preclusioni
le possibili applicazioni della dottrina conciliare a partire dai paragrafi
22-23 di LG che trattano il tema della collegialità. Un’accurata
esegesi dei testi pone le premesse per verifi care i motivi di una recezione
tanto faticosa e ipotizzare un avvio di soluzione per l’esercizio
possibile della collegialità nella Chiesa che, pensata a partire dalla
mutua relazione tra Chiesa universale e Chiese particolari, va regolata
sul rapporto tra il papa, «perpetuo e visibile principio e fondamento
dell’unità sia dei vescovi che della moltitudine dei fedeli», e i
vescovi, «principio visibile e fondamento dell’unità nelle loro Chiese
particolari». A partire da questo assunto don Vitali suggerisce che il
«primo passo da fare consiste nel ristabilire la chiara distinzione dei
soggetti e delle loro funzioni, in un rapporto di necessaria circolarità.
Solo una Chiesa in cui siano rispettati i tre momenti della profezia,
del discernimento e dell’attuazione di ciò che si è individuato come
strada da seguire può veramente garantire quelle dinamiche partecipative
che alimentano la comunione ecclesiale senza risolversi in
livellamento e omologazione. In questo dinamismo, il collegio dei
vescovi è il soggetto privilegiato del discernimento ecclesiale».