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LA RIVISTA DEL CLERO ITALIANO - 2011 - 2

digital LA RIVISTA DEL CLERO ITALIANO - 2011 - 2
Fascicolo digitale
rivista LA RIVISTA DEL CLERO ITALIANO
fascicolo 2 - 2011
titolo LA RIVISTA DEL CLERO ITALIANO - 2011 - 2
editore Vita e Pensiero
formato Fascicolo digitale | Pdf

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Sommario

EDITORIALE: «Finché la terra durerà»
pagine: 2 Scarica
La passione del predicatore
di Enzo Bianchi pagine: 19 € 4,00
Abstract
Spesso l’omelia, anche a livello di opinione pubblica, viene criticata perché noiosa o ‘obesa’ o moraleggiante o aggressiva. D’altra parte essa, di fatto, oggi svolge una funzione troppo importante nel favorire la trasmissione della fede e la stessa conoscenza del Cristo Signore per essere semplicemente lasciata ai gusti personali del predicatore. La riflessione di Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, descrive i caratteri dell’omelia cristiana, fondandoli anzitutto sullo stile della predicazione di Gesù, la cui sapienza, autorità e passione costituiscono il modello insuperabile per chi annuncia la Parola. L’approfondimento di queste tre caratteristiche offre un utile stimolo alla verifica dell’effettiva qualità delle nostre prediche, richiamando al dovere dell’imitazione di Cristo, per poter poi parlare ‘come’ Lui, ma anche alla ‘compassione’ per la comunità ricevuta dal Signore: infatti, quando questa manca, «allora proprio nell’omelia appaiono tutte le patologie del pastore: la collera, l’aggressione, il disprezzo, il rigorismo. E così la buona notizia risulta mortificata da una cattiva comunicazione, dove l’aggettivo “cattiva” non significa povera, ma fatta con sentimenti che non esprimono l’amore preveniente e sempre gratuito, la misericordia infinita di Dio, anzi li contraddicono».*
Giovinezza impossibile. Latitanza degli adulti nella relazione educativa
di Armando Matteo pagine: 12 € 4,00
Abstract
Torniamo sul tema educativo con la provocatoria riflessione di don Armando Matteo, assistente generale della FUCI. La sua analisi intende anzitutto disegnare lo sfondo generale sul quale si colloca l’educazione giovanile, impresa ai limiti dell’improbabile a motivo dei connotati assunti dall’attuale generazione adulta, che ha sequestrato per sé l’ideale della gioventù, venendo così radicalmente meno a quel ruolo di controparte autorevole, necessaria per stabilire la relazione educativa: «Gli adulti si sono dunque così avvicinati ai giovani da confondersi con essi, rendendo ogni dialogo impossibile». Dal ripristino e dalla salvaguardia delle differenze si deve quindi ripartire per dare dignità all’età giovanile, ora costretta in una sorta di sterile limbo, che impedisce ai giovani di crescere e ‘giovare’ all’intera società, ma anche agli adulti di assumere le responsabilità proprie alla loro condizione anagrafica: «Se dunque negli adulti non vi è più nulla o quasi oltre quel mito della giovinezza che li sta consumando, quali ragioni avrebbero i giovani per entrare in dialogo con loro, potendo essi stessi contare su una giovinezza vera e non artificiale?».
Alla ricerca del «momento in più». L’uomo postmoderno e il tempo
di Alessandro Zaccuri pagine: 9 € 4,00
Abstract
Immersi in un ritmo di vita di cui nemmeno siamo consapevoli, non ci rendiamo conto che Chronos divora i suoi figli. Del tempo, e soprattutto della sua forma accelerata, non siamo padroni ma succubi, non immaginando neppure la possibilità di modi diversi, e più umani, di viverlo.Alessandro Zaccuri, scrittore, giornalista di «Avvenire » e attento interprete della cultura attuale, presenta un’acuta disamina delle forme con le quali oggi, quasi inconsapevolmente, affrontiamo il tempo quotidiano: tempo ‘pieno’, affollato da veloci frammenti di esperienza, tempo che mira alla velocità e all’accumulo di prestazioni simultanee in una continua ricerca del multitasking. Tuttavia, oltre l’apparente condanna a rimbalzare in un tempo schiacciato fra le due dimensioni di un otium svilito e di un negotium sempre più pervasivo, oggi si affaccia anche la nostalgia per quel «momento in più» che «potrebbe essere l’epifania che si rivela inattesa mentre siamo lì davanti al computer e, provando a non fare nulla per un minuto o due, ci ritroviamo a essere ciò che effettivamente siamo: creature che attendono, persone che vivono nell’attenzione generata dalla speranza».
La Chiesa cattolica e il «cristianesimo di conversione». Un confronto istruttivo. II
di Etienne Grieu pagine: 14 € 4,00
Abstract
In questa seconda parte del suo contributo (per la prima cfr. 1/2011, pp.18-29) p. Etienne Grieu S.J., dopo aver completato la descrizione del nuovo panorama religioso in Occidente, analizza le difficoltà oggi patite dalla Chiese tradizionali, spesso percepite come fredde e distanti dai credenti nonché frenate dal loro macchinoso apparato istituzionale. Tuttavia i limiti che obiettivamente appesantiscono il cammino delle grandi ‘Chiese popolari’ non segnano un declino inarrestabile. L’Autore, al contrario, ritiene che una nuova Chiesa sia in gestazione e possa ancora rappresentare una preziosa risorsa per il futuro. Ciò sarà possibile a patto di inventare un modo nuovo di declinare la vocazione delle grandi Chiese: se un tempo, cercando di gestire le società, le ‘Chiese popolari’ si sforzavano di infondere in esse elementi di una struttura mutuata dal cristianesimo, oggi il loro obiettivo primario dovrebbe essere quello di permettere che ognuno dei loro membri faccia esperienza della prossimità del Cristo, diventando esse stesse ambienti propizi all’esperienza spirituale. Ma ciò non significa affatto una riduzione intimistica della fede, come avviene nelle piccole comunità di convertiti. Piuttosto le grandi Chiese possono e devono far sentire una speranza per il mondo attuale, che va declinata dentro la società e la storia. L’articolo è apparso originariamente sulla rivista della Conferenza episcopale francese «Documents Episcopat», n. 8/2010.
Tra individualismo e voglia di comunità. La difficile transizione del cattolicesimo oltre le state society. I
di Luca Diotallevi pagine: 16 € 4,00
Abstract
Il denso studio di Luca Diotallevi, docente di Sociologia all’Università di Roma Tre, affronta la questione delle possibili forme di sopravvivenza delle Chiese occidentali nell’odierno contesto sociale che vede un intero ‘mondo’ finire. Infatti per circa tre secoli le comunità dei credenti hanno vissuto in un mondo, quello delle state society, caratterizzato da una rilevante infrastruttura religiosa a matrice cristiana, dove lo Stato legittimava la religione e le assegnava un ruolo. Ora che questo ‘mondo cristiano’ sta scomparendo, accompagnato dal tramonto di un sistema di riferimenti abituali e rassicuranti, siamo provocati direttamente, come cristiani e come Chiesa, e invitati a una coraggiosa operazione di discernimento. La riflessione del prof. Diotallevi, dopo aver fornito le categorie necessarie alla comprensione della problematica di fondo, si propone di offrire il contributo della sociologia nel cogliere sia gli elementi di rischio implicati in questo delicato passaggio sia (nella seconda parte dell’articolo, che verrà pubblicata sul n. 3/2011) le opportunità di cui la Chiesa italiana dispone nell’immaginarsi in un futuro diverso.
«La carità eccede la giustizia». Una riflessione a partire da «Caritas in Veritate», n. 6
di Aristide Fumagalli pagine: 11 € 4,00
Abstract
Carità e giustizia sono parole che vengono sovente poste in relazione nel linguaggio dei cristiani, a volte senza la consapevolezza del loro legame e della problematica teologica alla quale rimandano. La bella riflessione di don Aristide Fumagalli, docente di Teologia morale presso la Facoltà teologica di Milano, contestualizza l’affermazione di Caritas in Veritate n. 6 in un’ampia riflessione antropologica al fine di sottolineare il rilievo relazionale di entrambe le categorie che rappresentano il livello, rispettivamente, basilare e superiore dell’alleanza sociale. Infatti, «la possibilità di intendere la giustizia come misura minima della carità, e quindi la carità come misura massima della giustizia ne assicura la continuità e, d’altra parte, ne segnala lo scarto. Uno scarto che dà le vertigini, poiché la carità prospetta la ricerca dell’alleanza con gli altri a oltranza, finanche quando la loro fisionomia di amici trascolorasse in quella dei nemici».
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