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Rainer Berndt SJ

Scritti dell'autore

Ildegarda di Bingen dottore della fede. Un messaggio attuale, allora come oggi digital
formato: Articolo | LA RIVISTA DEL CLERO ITALIANO - 2013 - 4
Anno: 2013
Teologa e profetessa del secolo XII, Ildegarda di Bingen ha goduto di fama di santità mentre era ancora in vita. Due tentativi di canonizzazione maldestramente condotti nel secolo XIII non approdarono al riconoscimento ufficiale. Questo è avvenuto solo di recente, grazie alla determinazione di Benedetto XVI che, con iniziativa fulminea, prima (10 maggio 2012) l’ha proclamata santa, pur in assenza di miracoli, e poi (7 ottobre 2012) dottore della Chiesa. Tali atti attestano la particolare predilezione di papa Benedetto per la veggente renana, nel quadro della sua devozione nei confronti di teologi e riformatori monastici del Medioevo, e insieme rivelano uno specifico accento del suo magistero, tanto più significativo in quanto fissato nell’imminenza della rinuncia. La fede intimamente vissuta permise a Ildegarda di esprimere una lucida e coraggiosa denuncia dei mali della Chiesa e in particolare del clero indegno del tempo. A sua volta, per rimarcare il proprio sdegno nei confronti di comportamenti pedofili del clero recentemente venuti alla luce, il papa si richiamava a lei nel discorso tenuto il 20 dicembre 2010 a cardinali, vescovi e presbiteri riuniti per gli auguri natalizi. In quell’occasione Benedetto XVI affermava: "Siamo stati sconvolti quando, proprio in quest’anno e in una dimensione per noi inimmaginabile, siamo venuti a conoscenza di abusi contro i minori commessi da sacerdoti, che stravolgono il Sacramento nel suo contrario: sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita. In questo contesto, mi è venuta in mente una visione di sant’Ildegarda di Bingen che descrive in modo sconvolgente ciò che abbiamo vissuto in quest’anno. «Nell’anno 1170 dopo la nascita di Cristo ero per un lungo tempo malata a letto. Allora, fisicamente e mentalmente sveglia, vidi una donna di una bellezza tale che la mente umana non è in grado di comprendere. La sua figura si ergeva dalla terra fino al cielo. Il suo volto brillava di uno splendore sublime. Il suo occhio era rivolto al cielo. Era vestita di una veste luminosa e raggiante di seta bianca e di un mantello guarnito di pietre preziose. Ai piedi calzava scarpe di onice. Ma il suo volto era cosparso di polvere, il suo vestito, dal lato destro, era strappato. Anche il mantello aveva perso la sua bellezza singolare e le sue scarpe erano insudiciate dal di sopra. Con voce alta e lamentosa, la donna gridò verso il cielo: “Ascolta, o cielo: il mio volto è imbrattato! Affliggiti, o terra: il mio vestito è strappato! Trema, o abisso: le mie scarpe sono insudiciate!”. E proseguì: “Ero nascosta nel cuore del Padre, finché il Figlio dell’uomo, concepito e partorito nella verginità, sparse il suo sangue. Con questo sangue, quale sua dote, mi ha preso come sua sposa. Le stimmate del mio sposo rimangono fresche e aperte, finché sono aperte le ferite dei peccati degli uomini. Proprio questo restare aperte delle ferite di Cristo è la colpa dei sacerdoti. Essi stracciano la mia veste poiché sono trasgressori della Legge, del Vangelo e del loro dovere sacerdotale. Tolgono lo splendore al mio mantello, perché trascurano totalmente i precetti loro imposti. Insudiciano le mie scarpe, perché non camminano sulle vie dritte, cioè su quelle dure e severe della giustizia, e anche non danno un buon esempio ai loro sudditi. Tuttavia trovo in alcuni lo splendore della verità”. E sentii una voce dal cielo che diceva: “Questa immagine rappresenta la Chiesa. Per questo, o essere umano che vedi tutto ciò e che ascolti le parole di lamento, annuncialo ai sacerdoti che sono destinati alla guida e all’istruzione del popolo di Dio e ai quali, come agli apostoli, è stato detto: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura (Mc 16,15)”». (Lettera a Werner von Kirchheim e alla sua comunità sacerdotale: PL 197, 269 ss.). Nella visione di sant’Ildegarda, il volto della Chiesa è coperto di polvere, ed è così che noi l’abbiamo visto. Il suo vestito è strappato, per la colpa dei sacerdoti. Così come lei l’ha visto ed espresso, l’abbiamo vissuto in quest’anno. Dobbiamo accogliere questa umiliazione come un’esortazione alla verità e una chiamata al rinnovamento". Nella prospettiva di Benedetto XVI, l’insegnamento di Ildegarda sulla Chiesa si radica nella sua concezione della fede come dono assolutamente gratuito, da accogliere nell’interiorità della relazione con Dio e da vivere in una dimensione limpidamente comunitaria. Nella scia di Anselmo e Bernardo, Ildegarda si inscrive da questo punto di vista nel solco della tradizione agostiniana e benedettina, come spiega il prof. Rainer Berndt sj, il teologo che in qualità di perito ha ufficialmente seguito la procedura attraverso cui la santa è stata elevata al rango di dottore della Chiesa. L’articolo è la traduzione del discorso da lui tenuto il 31 ottobre 2012 nella parrocchia di Sankt Hildegard (Rüdesheim-Eibingen) in occasione delle celebrazioni della Conferenza Episcopale Tedesca per la proclamazione della santa a dottore della Chiesa. Nella prima parte l’Autore presenta la dottrina ildegardiana della fede nel contesto teologico e monastico del suo tempo. Nella seconda lascia fittiziamente la parola alla stessa Ildegarda. Rivolgendosi ai cristiani del nostro tempo e facendo riferimento a vicende per certi versi analoghe avvenute nel proprio secolo, la santa invita a superare fraintendimenti e divisioni che ancora impediscono la piena recezione del Concilio Vaticano II.
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